RIFIUTI, ACQUE REFLUE, ENERGIA: L’ESIGENZA DI UN APPROCCIO SISTEMICO NELLE REGIONI DEL MERIDIONE D’EUROPA

  • Giuseppe Mancini Università di Catania, Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Elettronica ed Informatica
  • Antonella Luciano ENEA, Casaccia, Roma
  • Laura Cutaia ENEA, Casaccia, Roma
  • Debora Fino Politecnico di Torino, Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia (DISAT)
Parole chiave: RIFIUTI, TERMOVALORIZZAZIONE, ECONOMIA CIRCOLARE

Abstract

Viene oggi da alcuni riguardata positivamente la correlazione tra la diffusione del coronavirus e il miglioramento della qualità dell’ambiente, come se la natura si riprendesse gradualmente i suoi spazi abusivamente occupati dall’uomo. Questa immagine - forse “attraente” - ha portato alcuni ad invocare un profondo e ineluttabile cambiamento nel sistema pianeta. Ma quello che osserviamo oggi non ha nulla a che fare con una presunta sostenibilità, a meno che per sostenibilità non si intenda un sistema in cui la razza umana, sebbene la più impattante sul pianeta, si fermi (o scompaia) per una decrescita quasi istantanea (e per nulla felice) della maggior parte delle attività come è avvenuto nei mesi del lock-down.

L’imminente ripartenza, favorita dal recovery fund, dovrà prioritariamente mirare alla tutela della salute, a garantire un lavoro dignitoso e la necessaria crescita economica senza trascurare il contenimento della povertà e delle disuguaglianze, obiettivi che richiederanno cura e attenzione per gestire al meglio le enormi risorse messe in campo. Ma proprio per questo, c’è una chiara opportunità di valorizzare –contestualmente – anche altre priorità, dirigendo la rotta d’uscita dall’emergenza attraverso un faro che punti ad un modello economico e di sviluppo più sostenibile del precedente.

Questo drammatico periodo ha anche fatto riflettere su come alcune politiche industriali, negli ultimi decenni, abbiano favorito l’aumento della dipendenza del nostro Paese dall’importazione di beni e materiali come è stato (ancora una volta erroneamente) osservato per l’insufficienza di sistemi produttivi nazionali di dispositivi di protezione individuale e di respiratori. Riflessione che però accende un faro sui concetti di autosufficienza o quantomeno di resilienza.

Pubblicato
08-10-2020