DA KYOTO A PARIGI: LE REGOLE DI MONITORAGGIO E RENDICONTAZIONE COME ELEMENTI CHIAVE PER COMPRENDERE L’ATTUALE NEGOZIATO SUL CLIMA

  • Federico Brocchieri Divisione IAFES, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici
  • Lucia Perugini Divisione IAFES, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici
Parole chiave: negoziati, trasparenza, flessibilità, unfccc, NDC

Abstract

L’adozione dell’Accordo di Parigi nel 2015 ha rappresentato un punto di svolta nel processo negoziale sul clima, sancendo il passaggio da un sistema con regole differenziate tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, ad un sistema con regole comuni a tutti i Paesi, con la previsione di specifiche flessibilità ad uso esclusivo di quei Paesi in via di sviluppo che ne necessitano in base alle proprie capacità. Ciononostante, le successive discussioni su come rendere pienamente operativo il regime introdotto dall’Accordo sono risultate particolarmente complesse, in virtù delle profonde implicazioni di natura politica che possono celarsi dietro questioni apparentemente tecniche. L’Accordo di Parigi si basa su degli impegni di riduzione stabiliti su base volontaria dai Paesi attraverso i cosiddetti Contributi Determinati a livello Nazionale (NDC). È fondamentale pertanto che le informazioni fornite dai Paesi per comunicare nel tempo i propri livelli emissivi, nonché il raggiungimento dei rispettivi obiettivi di riduzione, risultino trasparenti, complete, accurate, coerenti e comparabili, per avere un quadro chiaro della reale efficacia dell’Accordo e del livello di ambizione globale. A tale scopo è stato introdotto il “quadro rafforzato per la trasparenza”, ulteriormente definito da un set di decisioni adottato nel 2018 alla COP24 di Katowice che entrerà in vigore entro il 2024. Come parte di tali accordi, è stato inoltre disposto un mandato negoziale per lo sviluppo dei nuovi formati comuni di rendicontazione, inclusi quelli tabulari, che i Paesi dovranno utilizzare per riportare le informazioni relative alle proprie azioni ed al supporto finanziario, tecnologico e di capacity-building. Tali negoziati dovranno essere conclusi entro la COP26, ma ad oggi presentano ancora numerosi ostacoli, in particolare sulle modalità e tempistiche in cui le opzioni di flessibilità potranno essere utilizzate nelle tabelle previste per le varie informazioni da rendicontare. Infine, meritano una specifica attenzione le modalità che saranno adottate per il monitoraggio degli NDC nel corso del tempo, affinché garantiscano quei principi e requisiti sanciti dall’Accordo di Parigi ed essenziali per verificarne il rispetto degli obiettivi di lungo termine.

Pubblicato
03-09-2020
Sezione
Comunicazioni tecnico-scientifiche